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Decreto direttoriale MinAmbiente 16 giugno 2015, n. 86

Approvazione della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Sono atti correlati al presente provvedimento:

Sono atti correlati al presente provvedimento:


Ultima versione disponibile al 05/07/2020

Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
Decreto direttoriale 16 giugno 2015, n. 86
(Comunicato pubblicato in Gu 4 luglio 2015 n. 153)
Approvazione del documento "Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici"

Direzione generale per il clima e l'energia

 

Vista la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ratificata con legge nazionale n. 65 del 15 gennaio 1994;

Viste le decisioni 1/CP.15 e 1/CP.16 della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici sull'importanza di conferire alle misure di adattamento la stessa priorità conferita alle misure per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra;

Visto l'articolo 15 del regolamento (Ue) 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013 "relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas ad effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/Ce, che prevede la comunicazione alla Commissione Europea delle informazioni su piani e strategie nazionali di adattamento, entro il 15 marzo 2015 e successivamente ogni 4 anni;

Visto il Quinto rapporto di valutazione dell'Intergovernamental Panel for Climate Change (AR5), pubblicato nel 2013 e nel 2014, e, in particolare, i risultati delle proiezioni climatiche, realizzate nell'ambito del Coupled Model Intercomparison Project Phase 5 (CMIP5) del World Climate Research Programme (WCRP) ed effettuate usando la nuova serie di scenari di forzanti antropogeniche "Representative Concentration Pathways (RCP)";

Considerato che detti risultati mostrano che, a livello globale, la temperatura media superficiale aumenterà entro la fine di questo secolo di almeno di 1,5 °C, rispetto al periodo 1850-1900, secondo tutti gli scenari RCP, ad eccezione dello scenario RCP2.6 che presuppone una forte riduzione delle emissioni di gas serra entro il prossimo decennio;

Considerato che detti risultati mostrano altresì che saranno più frequenti gli eventi estremi di calore e che il livello globale medio dei mari si potrà alzare, sulla maggior parte delle terre emerse, in un intervallo 0,26-0,82 m, per effetto dell'aumento del riscaldamento degli oceani e della perdita di massa dai ghiacciai e dalle calotte glaciali;

Vista la comunicazione della Commissione europea del 16 aprile 2013 — COM (2013) 216 recante "Una strategia europea per i cambiamenti climatici", e i documenti SWD (2013) 131-132.133-134-135-136-137-138-139 di accompagnamento della medesima comunicazione;

Considerato che la citata comunicazione del 16 aprile 2013 si prefigge di contribuire a rendere l'Europa più resiliente ai cambiamenti climatici e di migliorare la preparazione e la capacità di reazione agli impatti dei cambiamenti climatici a livello locale, regionale, nazionale e di Unione;

Viste le Conclusioni del Consiglio del 18 giugno 2013 "Strategia dell'Ue di adattamento ai cambiamenti climatici" e in particolare che gli impatti dei cambiamenti climatici come le alluvioni, la siccità, le ondate di calore, l'innalzamento del livello del mare e le erosioni, possono variare considerevolmente nei vari territori e località di tutta Europa, e, pertanto, la maggior parte delle misure di adattamento dovrà essere definita a livello nazionale, regionale e locale, oltre che transfrontaliero, nonché basata sulle migliori conoscenze e pratiche disponibili e sulle condizioni specifiche degli Stati membri;

Considerato che in base a dette Conclusioni del Consiglio del 18 giugno 2013 tutti gli Stati membri sono invitati a sviluppare, attuare e rivedere le rispettive politiche di adattamento alla luce degli orientamenti preparati dalla Commissione europea su temi quali gli aspetti transfrontalieri e la coerenza con i piani nazionali di gestione del rischio di catastrofe;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 maggio 2014 di istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, per accelerare l'attuazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio e supportare la nuova programmazione delle risorse per il ciclo 2014-2020;

Visto il decreto-legge del 24 giugno 2014 n. 91, convertito in legge 11 agosto 2014 n.116, che ha affidato la responsabilità della realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico ai Presidenti delle Regioni in qualità di "Commissari straordinari delegati", attribuendo agli stessi la titolarità delle relative contabilità speciali oltre che importanti poteri sostitutivi e di deroga;

Visto il decreto-legge del 12 settembre n. 133 del 2014 convertito in legge 11 novembre 2014 n.164 che ha reso ordinaria l'attribuzione ai Presidenti di Regione di funzioni per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e, contemporaneamente, ha avviato un procedimento di ricognizione dello stato di attuazione di tutti gli interventi finanziati anche in data antecedente al 2009 per la revoca delle risorse economiche non ancora utilizzate, con l'obiettivo di canalizzarle su interventi altrettanto urgenti ma immediatamente cantierabili;

Visti gli articoli 63 e 64 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che dispongono la ripartizione del territorio nazionale in otto distretti idrografici e l'istituzione di una Autorità di bacino distrettuale per ogni distretto idrografico;

Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 che prevede che i piani di gestione dei bacini idrografici tengano conto degli impatti dei cambiamenti climatici in recepimento della direttiva quadro sulle acque 2000/60/Ce;

Visto il decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49 di attuazione della direttiva 2007/60/Ce in materia di valutazione e gestione dei rischi di alluvioni, che evidenzia la necessità di integrare l'adattamento ai cambiamenti climatici nelle strategie per ridurre il rischio di alluvioni;

Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 febbraio 2013, in merito a indirizzi operativi, per l'istituzione dell'Unità di comando e controllo del bacino del fiume Po ai fini del governo delle piene;

Visto l'articolo 17 del decreto legge 30 dicembre 2009, n.195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n.26, e successive modificazioni, recante "Interventi urgenti nelle situazioni a più elevato rischio idrogeologico e al fine di salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture e il patrimonio ambientale e culturale";

Vista la Strategia nazionale per la biodiversità, adottata il 7 ottobre 2010 d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, che include tra gli obiettivi strategici l'adozione di misure per l'adattamento il rafforzamento della resilienza degli ecosistemi naturali e seminaturali ai cambiamenti climatici;

Visto il decreto legislativo 13 ottobre 2010, n. 190, di recepimento della direttiva 2008/56/Ce che istituisce un quadro di azione comunitaria nel campo della politica dell'ambiente marino con l'obiettivo di mantenere il buono stato ambientale e la resilienza degli ecosistemi marini;

Visto Il Piano sanitario nazionale 2006-2008, approvato con il Dpr 7 aprile 2006, pubblicato sulla Gu Serie generale n.139 del 17 giugno 2006, che nell'area strategica "ambiente e salute" individua l'obiettivo di salute del Servizio sanitario nazionale nella prevenzione degli effetti sanitari da eventi climatici estremi, attraverso lo sviluppo di opportuni sistemi di sorveglianza epidemiologica e misure di prevenzione finalizzate a diffondere le conoscenze sulla situazione delle persone anziane fragili in condizioni di maggiore rischio;

Visto l'Accordo del 6 giugno 2012, tra il Ministro della salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, le Province, i Comuni e le comunità montane, sulla prevenzione degli effetti delle ondate di calore, Repertorio atti n. 69, che consente di disporre, con sufficiente anticipo, delle informazioni sanitarie e sociali utili alla creazione degli elenchi delle persone fragili da sottoporre a sorveglianza attiva in caso di emergenza climatica, e sollecitare l'attivazione di ogni opportuna iniziativa da parte delle Aziende Sanitarie locali e delle Amministrazioni comunali, nell'ambito delle proprie competenze, tese a prevenire gli effetti di calore sulle popolazioni a rischio;

Viste le Linee di indirizzo per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute per l'anno 2013, approvate dal Consiglio superiore di sanità nella seduta del 19 marzo 2013;

Visto il libro bianco "Sfide ed opportunità dello sviluppo rurale per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici" del 20 settembre 2011;

Vista la legge 100 del 12 luglio 2012-Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile;

Visto l'articolo 1, comma 2, della legge 8 luglio 1986, n. 349, secondo cui "è compito del Ministero assicurare, in un quadro organico, la promozione, la conservazione ed il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività ed alla qualità della vita";

Visto l'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, a norma del quale "Governo, Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di Conferenza Stato-Regioni accordi, al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività di interesse comune";

Considerata la serie storica degli eventi climatici estremi, dalla quale risulta che, a partire dagli anni ottanta, l'Italia subisce danni sempre più rilevanti, con costi medi di 3,5 miliardi/anno e con effetti significativi per l'economia nazionale;

Preso atto che sulla base dei Piani di assetto idrogeologico (Pai), previsti dalle leggi n. 267 del 1998 e n. 365 del 2000, le aree ad elevata vulnerabilità per i rischi di frane ed alluvioni rappresentano circa il 10% della superficie italiana, per complessivi 29.500 kmq, e riguardano 1'89% dei Comuni, per un numero complessivo di 6.631;

Considerato che le evidenze delle modificazioni del clima richiedono prioritariamente l'aggiornamento dei Pai, nell'ambito di una più estesa valutazione della vulnerabilità del territorio nazionale ai cambiamenti climatici;

Preso atto che l'acquisizione di tutti i necessari elementi tecnici— scientifici per la predisposizione di un quadro strategico nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e il contributo degli stakeholders è avvenuta con la più ampia condivisione;

Visti gli esiti delle consultazioni pubbliche effettuate tramite pubblicazione di questionario on-line sul sito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: http://www.minambiente.it/ e con audizioni dei principali soggetti portatori di interessi;

Tenuto conto delle osservazioni e dei contributi acquisiti nel corso della consultazione pubblica, previa valutazione degli stessi;

Preso atto del parere favorevole rilasciato dalla Conferenza Unificata nella seduta del 30 ottobre 2014 rep. n. 133

decreta

Articolo 1

1. È adottato e approvato il documento "Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici" nel testo allegato al presente decreto del quale costituisce parte integrante.

2. Il documento di cui al comma 1 indica i principi e le misure per ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, proteggere la salute, il benessere e i beni della popolazione, preservare il patrimonio naturale, mantenere o migliorare la resilienza e la capacità di adattamento dei sistemi naturali, sociali ed economici nonché trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche.

3. Il documento di cui al comma 1 è sottoposto a una revisione quinquennale al fine di tener conto dei risultati delle attività di monitoraggio e per conseguire l'obiettivo generale di resilienza.

Articolo 2

1. Entro il 31 dicembre 2016, il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, mediante accordo da concludere in sede di Conferenza Stato-Regioni ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, definisce:

a. ruoli e responsabilità per l'attuazione delle azioni e delle misure di adattamento nonché strumenti di coordinamento tra i diversi livelli di governo del territorio;

b. criteri per la costruzione di scenari climatici di riferimento alla scala distrettuale/regionale

c. opzioni di adattamento preferibili valorizzando opportunità e sinergie;

d. stima delle risorse umane e finanziarie necessarie;

e. indicatori di efficacia delle misure di adattamento;

f. modalità di monitoraggio e valutazione degli effetti delle azioni di adattamento.

2. L'accordo di cui al comma 1 disciplina altresì l'istituzione, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare:

a. di un "Forum permanente" per la promozione dell'informazione, della formazione e della capacità decisionale dei cittadini e dei portatori d'interesse, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica;

b. di un "Osservatorio nazionale", composto dai rappresentanti delle Regioni e delle rappresentanze locali, per l'individuazione delle priorità territoriali e settoriali, nonché per il successivo monitoraggio dell'efficacia delle azioni di adattamento, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

Allegato

Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Formato: Documento PDF - Dimensioni: 2,4 MB