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2 Maggio 2009
Aspetti ambientali dei biocarburanti liquidi: benefici, criticità, bilancio energetico
(Redazione Nextville)

In Europa, il settore dei trasporti è uno dei più energivori, assorbendo circa il 30% del fabbisogno energetico complessivo e contribuendo in maniera determinante alle emissioni di gas serra.
 
Il problema principale è che di tutta l’energia spesa nel settore dei trasporti su gomma, oltre il 95% deriva da carburanti fossili (diesel e benzina).
 
In questo contesto ancora dominato dai combustibili fossili, l’Unione Europea si è data come obiettivo al 2020 la sostituzione del 10% di benzina e gasolio con biocarburanti.
 
La crescente consapevolezza del ruolo chiave delle energie rinnovabili nel definire un nuovo modello economico e sociale, insieme all’aggravarsi della crisi alimentare mondiale e alla scarsità delle riserve petrolifere, rende necessaria una riflessione sui possibili impatti negativi derivanti da un ricorso massiccio ai biocarburanti ricavati da colture dedicate.
 
Soltanto una visione complessiva della questione energetica, capace di unire alle considerazioni economiche anche istanze di tipo ambientale e sociale, può permettere l’incentivazione di processi produttivi virtuosi che vadano a beneficio dell’ambiente, degli agricoltori e delle comunità locali.
 
Lo nascita di filiere agro-energetiche di corto raggio, nell’ottica dello sviluppo locale e della generazione distribuita di energia, si configura come la strada maestra verso un nuovo modo di concepire i biocarburanti, in grado anche di riscattarne la pessima fama.
 
I benefici ambientali
 
I biocarburanti sono combustibili rinnovabili, atossici e biodegradabili, utilizzati soprattutto nel settore dei trasporti ma in grado di dare un contributo importante anche alla produzione decentrata di energia elettrica e calore.
 
La biodegradabilità ne favorisce l'utilizzo in ambienti caratterizzati da un fragile equilibrio ecologico e dove è maggiore il pericolo di dispersione del carburante nel suolo o in acqua. Da questo punto di vista, particolarmente interessante è l'applicazione nei motori nautici.
 
I biocarburanti, inoltre, hanno dimostrato ottime prestazioni in termini di riduzione delle emissioni di alcune tra le principali sostanze inquinanti. L'inquinamento atmosferico è particolarmente grave in tutta l'area padana, caratterizzata da una forte antropizzazione e da condizioni geoclimatiche sfavorevoli.
 
Un miglioramento nella qualità dell’aria, in particolare nelle aree urbane, ridurrebbe drasticamente  i costi ambientali e sanitari imputabili a un sistema di trasporti basato prevalentemente sui tradizionali combustibili fossili.
 
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha accertato come l'Italia sia in testa alla classifica della mortalità per inquinamento dell'aria, con circa 5mila decessi l'anno, su 21mila complessivi nell'Unione Europea. La causa principale dello smog è senza dubbio il trasporto motorizzato, che contribuisce al 90% del monossido di carbonio, al 75% di benzene, al 60% degli ossidi di azoto e alla quasi totalità delle polveri sottili presenti in atmosfera.
 
Ma la di là della riduzione di alcuni inquinanti specifici, uno dei principali vantaggi ambientali connessi all'utilizzo di biocarburanti è dato dalla diminuzione nelle emissioni di gas serra.
 
I biocarburanti, infatti, non contribuiscono al riscaldamento globale, dal momento che immettono in atmosfera una quantità di anidride carbonica (CO2) pari a quella utilizzata e immagazzinata dalla pianta nel proprio ciclo di vita, grazie al processo di fotosintesi.
 
 
La questione però non è così semplice. La CO2 contenuta nel biocarburante e immessa in atmosfera al momento della combustione è effettivamente pari a qulla immagazzinata dalla pianta durante la crescita. Ma d'altra parte, l'intero processo produttivo, che va dalle lavorazioni agricole fino alla trasformazione industriale in biocarburante, comporta l'utilizzo di impianti, macchinari e processi che consumano energia e che inevitabilmente emettono un certo quantitativo di CO2.
 
In definitiva, per valutare i benefici ambientali dei biocarburanti rispetto ai combustibili fossili, occorre tentare un bilancio energetico complessivo.
 
Il bilancio energetico
 
Si è visto come la quantità di anidride carbonica rilasciata da un biocarburante in fase di combustione sia effettivamente pari a quella fissata dalla pianta. Il bilancio energetico, quindi, serve a quantificare la CO2 di origine fossile, in altre parole quella non assorbita dalla biomassa e imputabile all'intera filiera produttiva.
 
Tutte le attività produttive, e il settore dei biocarburanti non fa eccezione, non emettono soltanto CO2, ma una serie ulteriore di gas serra: metano (CH4), protossido di azoto (N2O), composti organici non volatili (NMCOV), ecc. Per valutarne l'impatto in termini di riscaldamento globale, tutti questi gas vengono convertiti ed espressi in kg di CO2 equivalente. In poche parole, quando si parla di bilancio della CO2 non ci si riferisce specificamente all'anidride carbonica, ma si tiene conto di tutte le emissioni climalteranti correlate.
 
Quantificare le emissioni di gas serra nell'intero ciclo di vita di un biocarburante è un'operazione complessa, che deve comprendere
una serie di fattori, come:
 
• il tipo di coltura
 
• le rese agricole
 
• le tecniche colturali
 
• il processo di trasformazione
 
• la lunghezza della filiera
 
• l'utilizzo di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi di origine chimica
 
• l'eventuale cambio di destinazione dei suoli
 
• i consumi idrici
 
La tabella sottostante indica proprio la quantità di anidride carbonica di origine fossile (espressa in grammi per megajoule di energia fornita), imputabile al processo produttivo del biodiesel ricavato da colza e girasole in differenti aree europee.
 
Si può notare come il biodiesel consenta di ottenere una riduzione media di CO2 di circa il 75% rispetto al gasolio
 
Per quanto riguarda il bioetanolo, le riduzioni di gas serra rispetto alla benzina dipendono molto dalla biomassa di partenza:

• -20/-40% per bioetanolo da cereali (Usa ed Europa)
 
• -40/-55% per bioetanolo da barbabietola da zucchero
 
• -80/-90% per bioetanolo da canna da zucchero brasiliana

Nel caso della canna da zucchero, la riduzione può essere addirittura superiore se, come spesso accade, si recupera energia termica dalla combustione dei residui di lavorazione, le cosiddette "bagasse".
 
Criticità ambientali e sociali
 
L'utilizzo di porzioni crescenti di territorio agricolo, per la coltivazione di specie dedicate alla produzione di biocarburanti (coltivazioni no food), è da anni al centro di aspri dibattiti internazionali. 
 
I biocarburanti hanno sicuramente un ruolo (negativo) nell'attuale crisi alimentare mondiale, anche se spesso se ne sopravvaluta (o sottovaluta) la portata per motivi ideologici o di interesse politico ed economico.
 
Tutte gli innegabili problemi socio-ambientali causati da un ricorso massiccio ai biocarburanti, mettono in realtà in evidenza il "peccato originale" del settore dell'agrobusiness. Nel momento in cui l'attività agricola si configura come semplice attività imprenditoriale volta al massimo profitto, essa perde il proprio ruolo, centrale e millenario, di tutela e di conservazione degli habitat e di fonte di vita per le comunità locali.   
 
La crescita della popolazione mondiale
 
L'aumento demografico, esponenziale e incontrollato, ha ovviamente delle ripercussioni negative sul settore agricolo e alimentare, che a stento riesce a soddisfare la crescente richiesta di cibo. La situazione è ulteriormente complicata dall'aumento del consumo pro capite di carne e, conseguentemente, dall'impiego di suolo per la coltivazione di cereali destinati all'alimentazione animale.
 
Attualmente, il consumo annuale pro capite di carne nei paesi industrializzati è di circa 80 kg, mentre nei paesi in via di sviluppo è in media di 30 kg. Si prevede che nel 2020, la popolazione dei paesi in via di sviluppo ne consumerà più di 36 kg pro capite, il doppio rispetto agli anni '80. I paesi industrializzati comunque rimarranno i principali utilizzatori di carne, con un consumo pro capite previsto al 2020 di quasi 90 kg l'anno.
 
Spesso si sottovaluta lo stretto rapporto che intercorre tra i prodotti di origine animale e le colture cerealicole. Basti pensare che negli Stati Uniti, il 70% della produzione di mais è utilizzata come mangime negli allevamenti e quasi l'80% della soia mondiale viene utilizzata per nutrire gli animali.
 
Quindi, quando si accusano le colture energetiche di affamare il mondo, bisognerebbe tenere conto anche del ruolo negativo di una dieta sbilanciata a favore delle proteine di origine animale.
 
La diminuzione delle scorte di cereali
 
Le riserve globali di cereali hanno subito negli ultimi anni un preoccupante calo. Questo fenomeno, di cui i biocarburanti sono considerati una delle concause, ha avuto come conseguenza un preoccupante aumento dei prezzi di tutti le principali colture cerealicole, con ripercussioni negative soprattutto nei paesi più poveri.
 
Il dibattito sulla responsabilità dei biocarburanti nell'aumento dei prezzi dei cereali è tuttora aperto. Mentre da più parti si accusano i biocarburanti di contribuire per oltre il 75% all'aumento dei prezzi cerealicoli, altre fonti attribuiscono alle bioenergie una responsabilità non superiore al 15%, mentre il restante sarebbe causato da manovre finanziarie di tipo speculativo sui mercati delle materie prime.
 
La deforestazione
 
Nonostante la consapevolezza del ruolo fondamentale delle foreste pluviali nel mantenimento dell'equilibrio climatico e nonostante la alcune inversioni di tendenza (in particolare del Brasile), la deforestazione prosegue incontrollata.
 
Sotto accusa in Brasile, oltre agli allevamenti intensivi di bestiame e alle coltivazioni di soia necessarie per alimentarli, c'è anche la canna da zucchero, da cui lo stato sudamericano ricava bioetanolo.
 
Malesia e Indonesia (vedi immagine sottostante) hanno già sacrificato oltre la metà delle proprie foreste per fare spazio a coltivazioni  di palma da olio, da cui si ricava olio vegetale utilizzato per scopi alimentari, cosmetici e anche energetici.
 
Dal momento che le foreste sono i maggiori serbatoi di carbonio del pianeta, la deforestazione causa un doppio danno:
 
rilascia in atmosfera enormi quantitativi di CO2;
 
• provoca una perdita di biodiversità economicamente incalcolabile.
 
Verso biocarburanti più sostenibili
 
Affinchè i biocarburanti possano diventare una delle soluzioni alla crisi energetica e ambientale, è necessario:
 
programmare la destinazione dei suoli, verificando la compatibilità tra produzioni alimentari e coltivazioni no food ;
 
• estendere l'agricoltura in aree inutilizzate, evitando zone forestali o comunque territori caratterizzati da elevata biodiversità;
 
• sviluppare efficienti filiere energetiche su scala locale, riducendo al minimo le importazioni;
 
• introdurre l'obbligo di certificazione (ambientale e sociale) per i biocarburanti importati dall'estero;
 
• incentivare la ricerca sui biocombustibili di seconda generazione.
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