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Sentenza Corte Costituzionale 10 marzo 2017, n. 51

Energia - Impianti fotovoltaici - Dlgs 28/2011 - Incentivi - Accesso -  Fornitura di documenti non veritieri e false informazioni all'Autorità  - Sanzione - Esclusione per 10 anni dalla fruizione di incentivi alle rinnovabili - Sanzione interdittiva - Violazione della delega legislativa - Illegittimità costituzionale

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma del Dlgs 28/2011 che prevede la sanzione interdittiva di stop agli incentivi alle rinnovabili per 10 anni per chi dà false dichiarazioni all'Autorità.
Sotto la lente dei Giudici costituzionali (sentenza 10 marzo 2017, n. 51) l'articolo 23 comma 3, del Dlgs 28/2011 (attuativo della direttiva 2009/28/Ce sulle fonti rinnovabili di energia). Tale norma ha previsto una sanzione interdittiva a carico di chi per accedere agli incentivi abbia fornito all'Autorità competente dichiarazioni mendaci o abbia fornito falsi documenti. Tale soggetto è escluso per 10 anni dall'accesso a tutti gli incentivi alle fonti rinnovabili da qualsiasi norma siano previsti. La sanzione è estesa al legale rappresentante dell'azienda, al soggetto responsabile dell'impianto e al direttore tecnico.
Tale disposizione secondo i Giudici è illegittima per violazione della legge 96/2010 che ha delegato il Governo a emanare il Dlgs 28/2011. La delega prevedeva infatti che il Legislatore delegato per la violazione delle norme in materia di incentivi alle rinnovabili potesse solo prevedere sanzioni penali o amministrative pecuniarie senza alcun riferimento a sanzioni interdittive come quella censurata.