Milano, 10 giugno 2026 - 15:19

AERO: il modello francese per l’eolico offshore da replicare nei porti del Sud Italia

(Redazione Nextville)

L’associazione chiede di trasformare gli scali meridionali in hub industriali per sostenere la crescita della filiera eolica offshore e rafforzare l’indipendenza energetica del Paese.

L’Italia deve guardare all’esperienza francese per sviluppare una filiera competitiva dell’eolico offshore e valorizzare il potenziale dei porti del Mezzogiorno. È questo il messaggio lanciato da AERO (Associazione Energie Rinnovabili Offshore) nel corso della tavola rotonda “Tra transizione energetica e transizione industriale”, promossa a Roma dal Propeller Club Port of Roma in collaborazione con Confitarma.

 

Secondo il presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria, il modello rappresentato dal porto francese di Port-La Nouvelle dimostra come sia possibile creare un ecosistema integrato dedicato alla costruzione, all’assemblaggio e al varo delle infrastrutture per l’eolico offshore. Un’esperienza che potrebbe essere replicata in Italia facendo leva sulle potenzialità degli scali del Centro-Sud, da Civitavecchia a Taranto, da Oristano ad Augusta, fino a Vasto e Brindisi.

 

Nel corso dell’incontro è stato evidenziato il ruolo strategico delle infrastrutture portuali nello sviluppo dell’energia dal mare. Per AERO, la crescita del settore potrebbe favorire l’integrazione tra la produzione siderurgica, la cantieristica, la logistica e l’ingegneria navalmeccanica, creando nuove opportunità industriali e occupazionali soprattutto nelle regioni meridionali.

 

“Insieme ai volumi di produzione energetica nascerà una nuova filiera di sviluppo con importanti ricadute socio-economiche per il Mezzogiorno”, ha dichiarato Mamone Capria, esprimendo apprezzamento per l’annunciato confronto tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gli operatori del settore sul decreto FER2 e sull’avvio delle future aste incentivanti.

 

A seguire il testo originale ricevuto da AERO

“L’Italia ha davanti a sé un’opportunità industriale senza precedenti, ma per coglierla dobbiamo trasformare i nostri porti del Sud in veri e propri motori della transizione energetica. Il modello francese di Port-La Nouvelle ci dimostra che un ecosistema competitivo e integrato per l'eolico offshore non è solo utopia, ma una realtà già operativa. Dobbiamo prendere spunto da ciò per sbloccare la nostra filiera, unendo la produzione dell’acciaio a Taranto con la cantieristica nei porti meridionali, le capacità di ingegneria navalmeccanica e di logistica per costruire una piattaforma industriale che garantisca riconversione lavorativa realizzando i progetti di rinnovabili dal mare che aiuteranno l’Italia nella sicurezza e l’indipendenza energetica” – è quanto ha affermato Fulvio Mamone Capria, Presidente di AERO (Associazione Energie Rinnovabili Offshore), nel suo intervento alla tavola rotonda “Tra transizione energetica e transizione industriale”, svoltasioggi a Roma e promossa dal Propeller Club Port of Roma in collaborazione con Confitarma,che ha riunito i principali attori istituzionali, politici e industriali per fare il punto sul futurodella filiera eolica marina nel rilancio dei porti industriali italiani.

 

Al centro del dibattito, moderato dal Presidente del Propeller Club Port of Roma, Donato Caiulo, è emerso il ruolo nevralgico delle infrastrutture portuali. Per dare concretezza alla visione di un’Italia protagonista nel panorama europeo è stato proiettato un video esclusivo diEuroports realizzato al porto di Port-La Nouvelle, nella regione meridionale francese. Lo scalo rappresenta oggi uno dei massimi esempi europei di hub strategico interamente ripensato per la costruzione, l’assemblaggio e il varo delle piattaforme eoliche offshore.  Un modello di efficienza logistica e industriale che, secondo AERO, l’Italia può e deve replicareadattandolo alle straordinarie potenzialità dei propri scali centro-meridionali, da Civitavecchia a Taranto, da Oristano ad Augusta, da Vasto a Brindisi.

 

“Con una pipeline nazionale dal potenziale enorme e i primi 2,3 GW di progetti già autorizzati in V.I.A. possiamo disegnare un nuovo futuro per l’industria energetica e il cluster marittimo. Accanto ai notevoli volumi di produzione energetica nascerà una nuova filiera di sviluppo con ricadute socio economiche enormi per il Mezzogiorno. Leggiamo con ottimismo l’impegno del Mase a voler incontrare a giugno le associazioni di categoria e una rappresentanza di sviluppatori di eolico offshore affinché si possa, tutti insieme, concordare il miglior percorso per dare forza al decreto FER2 con l’attuazione delle aste incentivanti” – ha concluso Mamone Capria.