Sentenza Consiglio di Stato 2 marzo 2018, n. 1306
Energia elettrica - Fonti rinnovabili - Tariffe incentivanti - Riduzione o azzeramento - Compatibilità con articolo 3, comma 3, lettera a) direttiva 2009/28/Ce - Rimessione alla Corte di Giustizia europea
Il Consiglio di Stato ha deciso che dovrà essere la Corte di Giustizia europea a stabilire "se l'articolo 3, comma 3, lettera a) della direttiva 2009/28/Ce debba essere interpretato ... nel senso di escludere la compatibilità con il diritto Ue di una normativa nazionale che consenta al Governo italiano di disporre, con successivi decreti attuativi, la riduzione o, financo, l'azzeramento delle tariffe incentivanti in precedenza stabilite".
Questo, nonostante la "manifesta infondatezza" delle pretese della società ricorrente: sia a parere dei Giudici del Tar (in giudizio di primo grado) che dei Giudici del Consiglio di Stato (in giudizio di appello), non sussiste affatto un contrasto tra la norma nazionale e la disciplina europea.
Anche la Corte Costituzionale si era pronunciata in merito a questione analoghe con la sentenza 24 gennaio 2017, n. 16, con cui aveva dichiarato pienamente legittima la rimodulazione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici sopra i 200 kW, disposta dal Dl 91/2014 (misura anche nota come "Spalma-incentivi").
Tuttavia, secondo Palazzo Spada, il giudice nazionale è tenuto, in linea di principio, ad "interrogare" la Corte Ue su una questione di interpretazione del diritto dell'Unione "anche nel caso in cui, nell'ambito del medesimo procedimento nazionale, la Corte costituzionale dello Stato membro di cui trattasi abbia valutato la costituzionalità delle norme nazionali alla luce delle norme di riferimento aventi un contenuto analogo a quello delle norme del diritto dell'Unione."
Consiglio di Stato
Sentenza 2 marzo 2018, n. 1306
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