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Appalti / Acquisti verdi (Gpp) / Cam
Giurisprudenza

Sentenza Consiglio di Stato 7 maggio 2015, n. 2291

Appalti - Servizi pubblici locali - Affidamento - Modalità - Affidamento in house - Eccezione rispetto alle regole dell'affidamento tramite gara - Sussistenza

L'affidamento in house è un'eccezione alle regole generali Ue che richiedono la gara per l'affidamento degli appalti pubblici. Così il Consiglio di Stato sentenza 7 maggio 2015, n. 2291.
I Giudici riformando la sentenza del Tar annullano un affidamento diretto in house di servizi di pulizia avvenuto in contrasto con l'articolo 4, comma 7, Dl 95/2012, convertito in legge 134/2012 che obbliga le Amministrazioni dal 1° gennaio 2014 al ricorso alla gara come regola generale per acquisire beni e servizi strumentali. Per il Consiglio di Stato le regole comunitarie sull'affidamento in house paiono più una eccezione che come una delle regole di affidamento dei servizi.
E, aggiungono i Giudici, se si accetta l'interpretazione che l'affidamento in house sia derogatorio rispetto alla regola della gara, anche se esso è stato "cristallizzato" dalla nuova direttiva appalti 2014/24/Ue, questo non vuol dire che uno Stato membro non possa limitarne il ricorso o addirittura escluderlo per alcuni ambiti come l'articolo 4, Dl 95/2012. Per una diversa posizione del Consiglio di Stato si vedano le sentenze 22 gennaio 2015, n. 257 e 10 settembre 2014, n. 4599.

Consiglio di Stato

Sentenza 7 maggio 2015, n. 2291