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Rifiuti
Giurisprudenza

Sentenza Corte di Cassazione 19 settembre 2024, n. 35000

Rifiuti – Sottoprodotti – Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 – Requisiti – Sostanze o oggetti originati da un processo di produzione – Indumenti usati – Cose abbandonate dal detentore – Definizione di rifiuto – Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 – Sussistenza – Criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza della qualifica come sottoprodotto – Applicabilità ai residui derivanti da attività di consumo – Articolo 3, lettera b), Dm 264/2016 – Insussistenza – Cessazione della qualifica come rifiuto – Subordinazione a processo di recupero autorizzate o soggette a procedura semplificata – Articoli 208 e 214, Dlgs 152/2006 - Sussistenza – Onere della prova – Soggetto che invoca l'applicazione della disciplina di favore – Sussistenza

I capi di abbigliamento usati e poi dismessi non derivano da un "processo di produzione" ma di "consumo" e quindi, secondo la Corte di Cassazione, non possono essere qualificati come sottoprodotti.
D'altra parte, argomenta la Suprema Corte nella sentenza 19 settembre 2024, n. 35000, gli abiti usati non sono neanche richiamati nei criteri indicativi per dimostrare la qualifica come sottoprodotto dei residui di produzione, approvati con Dm 264/2016, criteri che – secondo quanto espressamente stabilito dall'articolo 2 dello stesso provvedimento - non si applicano ai "residui derivanti dall'attività di consumo".
Gli indumenti usati conferiti al circuito urbano della raccolta, precisa la sentenza, sono invece cose di cui il detentore si è disfatto che quindi rientrano nella definizione di rifiuto stabilita dal Dlgs 152/2006 (articolo 183, comma 1, lettera a).
Per cessare di essere qualificato come rifiuto, il rifiuto tessile non proveniente da un processo di produzione deve quindi essere sottoposto ad attività di recupero autorizzate in via ordinaria (ex articolo 208, Dlgs 152/2006) o comunque soggette a procedura semplificata (ex articoli 214 e seguenti dello stesso "Codice ambientale"). (AG)

Corte di Cassazione

Sentenza 19 settembre 2024, n. 35000