Geotermia, un potenziale ancora tutto da sfruttare
Milano, 13 febbraio 2026 - 12:25

Geotermia, un potenziale ancora tutto da sfruttare

(Olindo Casullo)

Nuove tecnologie rilanciano la geotermia, ma l'Europa rischia di perdere terreno senza azioni concrete sul piano normativo.

In un contesto energetico segnato dalla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e garantire forniture stabili e a basse emissioni, questa fonte rinnovabile potrebbe assumere un ruolo sempre più strategico.

Secondo le analisi del think tank Ember, circa 43 GW di capacità geotermica avanzata potrebbero essere sviluppati nell'Unione europea già oggi con costi inferiori ai 100 euro per MWh, un livello competitivo rispetto alla produzione elettrica da carbone e gas. Il potenziale maggiore si concentra in Ungheria, seguita da Polonia, Germania e Francia.

Sebbene rappresenti solo una parte del potenziale geotermico complessivo europeo, tale capacità potrebbe generare circa 301 TWh di elettricità all'anno, grazie all'elevato fattore di capacità tipico degli impianti geotermici. Questo volume equivale a circa il 42% della produzione elettrica europea da carbone e gas per il 2025.

Gli impianti geotermici risultano particolarmente adatti a un sistema energetico in trasformazione, poiché offrono energia continua e programmabile, funzionalità simili a sistemi di accumulo e la possibilità di sostenere la crescente domanda elettrica, inclusa quella proveniente dai data center

A livello globale, la geotermia potrebbe contribuire fino al 15% della crescita della domanda elettrica entro. Inoltre, analisi recenti negli Stati Uniti indicano che la geotermia potrebbe coprire fino al 64% dell'aumento previsto della domanda energetica dei data center entro il prossimo decennio.

Nonostante le prospettive positive, l'Unione europea rischia di perdere la propria leadership nel settore in assenza di una maggiore priorità politica e di un quadro normativo coordinato a livello comunitario. La diffusione resta infatti lenta e disomogenea, con il rischio che lo sviluppo su larga scala si sposti soprattutto al di fuori dell'Europa.