Idrogeno naturale, la prima mappa italiana delle aree più promettenti
Milano, 1 settembre 2026 - 11:29

Idrogeno naturale, la prima mappa italiana delle aree più promettenti

(Filippo Franchetto)

Per la prima volta è stata effettuata una mappatura dell'intero territorio nazionale, alla ricerca di potenziali accumuli di idrogeno naturale (o "bianco") prodotto spontaneamente nel sottosuolo attraverso diversi processi geologici.

Questo lavoro di ricerca, pubblicato sull'International Journal of Hydrogen Energy, è stato realizzato con il contributo di ricercatrici e ricercatori dell'Istituto di Geoscienze, in collaborazione con l'Università Sapienza di Roma e con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

 

L'idrogeno naturale rappresenta una nuova frontiera della ricerca, per il suo potenziale contributo alla transizione energetica e alla decarbonizzazione dell'economia. L'entità di questo possibile contributo, però, rimane attualmente un'incognita a livello globale a causa delle tante incertezze sulla sua sostenibilità tecnico-economica oltre che sulle possibili ripercussioni ambientali e geopolitiche derivanti da una sua estrazione su larga scala.

 

Il lavoro di mappatura effettuato dai ricercatori sul territorio italiano ha individuato la Toscana come principale area di interesse per future esplorazioni, grazie alla combinazione di grandi volumi di rocce granitoidi, elevato flusso di calore, sistemi idrotermali ed emissioni di idrogeno già documentate.

 

Altri luoghi potenzialmente interessanti sono stati localizzati nell'Appennino ligure-emiliano-toscano e nel Massiccio di Voltri, in cui la presenza di rocce peridotitiche e serpentinitiche offre condizioni favorevoli alla produzione di idrogeno attraverso processi di serpentinizzazione, e nel bacino sedimentario del Po, dove la produzione di idrogeno potrebbe essere associata alla degradazione termica della materia organica.

 

L'innovativo approccio adottato dai ricercatori è scaturito da una visione integrata del sistema geologico, in cui ciò che si osserva in superficie è stato messo in relazione con le condizioni presenti in profondità. Il risultato ottenuto va oltre la semplice opera di mappatura dell'idrogeno naturale, dando vita a un workflow di pre-esplorazione dinamico, capace di incorporare nuovi dati e criteri e di essere replicato in contesti geologici differenti, anche al di fuori dei confini nazionali.