Sentenza Corte di Cassazione 16 aprile 2021, n. 14248
Rifiuti - Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti – Delitto ai sensi dell'articolo 452-quaterdecies, C.p. – Fatti molteplici e reiterati - Natura abituale – Momento di consumazione del reato – Ultimo atto della serie dei fatti - Sussistenza – Momento del perfezionamento – Realizzazione di un minimo delle condotte tipizzate – Sussistenza – Successiva desistenza volontaria dall'azione illecita da parte del soggetto colpevole – Articolo 56, C.p. – Irrilevanza
Rifiuti - Attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti - Articolo 452-quaterdecies del Codice penale (in continuità normativa con il precedente articolo 260 del Dlgs 152/2006) - Gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti (residui plastici provenienti da raccolta urbana differenziata) - Reato abituale che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti - Allestimento di mezzi, attività organizzata e modifica del capannone idoneo allo scopo illecito perseguito - Condotte plurime e continuative legate dal nesso di abitualità - Rilevanza - Sussistenza - Desistenza volontaria ex articolo 56 del Codice penale, ai fini della riduzione della pena - Inapplicabilità - Desistenza nel portare a termine una delle condotte - Irrilevanza - Prescrizione singola condotta - Non prevista
Per rilevare penalmente, la desistenza volontaria dal reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti va messa in atto prima che sia realizzato "un minimo" delle condotte tipizzate dal Codice penale.
In tale momento, evidenzia la Corte di Cassazione nella sentenza 16 aprile 2021, n. 14248, il delitto sanzionato dall'articolo 452-quaterdecies C.p. (ex articolo 260, Dlgs 152/2006) si perfeziona perché le condotte poste in essere, dirette alla gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e collegate tra loro da un nesso di abitualita?, divengono complessivamente riconoscibili.
Il colpevole del reato, sottolinea la Suprema Corte nel respingere il motivo di ricorso presentato contro una sentenza di condanna disposta dal Tribunale di Trieste, non può quindi rivendicare di aver "desistito volontariamente" dall'azione illecita ai sensi dell'articolo 56 C.p. ("Delitto tentato") - al fine di soggiacere alla sola pena per gli atti compiuti – quando questa si è perfezionata.
Attesa la struttura persistente e continuativa del reato, argomenta inoltre la Suprema Corte, ogni successiva condotta di gestione illecita dei rifiuti, compiuta in costanza del nesso di abitualita?, si riallaccia a quelle in precedenza realizzate, saldandosi con esse e dando vita a un illecito strutturalmente unitario: la consumazione del reato abituale, che presuppone un arco di tempo "comunque apprezzabile", si ha con l'ultimo atto di questa serie di fatti. (AG)
Corte di Cassazione
Sentenza 16 aprile 2021, n. 14248
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