Sentenza Corte di Cassazione 21 aprile 2023, n. 17006
Sicurezza sul lavoro – Pozzetto di comunicazione con il condotto fognario – Rischio di caduta dall'alto - Mancata segregazione del pozzetto – Responsabilità del datore di lavoro – Sussistenza – Articoli 15, 28 e 64, Dlgs 81/2008 – Responsabilità per omicidio colposo – Articolo 589, comma 2, Codice penale – Prevenzione antinfortunistica – Passaggio da modello "iperprotettivo" a modello "collaborativo" – Articolo 20, Dlgs 81/2008 - Concetto di "area di rischio" che il datore deve valutare in via preventiva – Sussistenza – Responsabilità 231 – Tertium genus di modello di responsabilità – Criteri di imputazione oggettiva – Articolo 5, Dlgs 231/2001 – Riferimento alla condotta del soggetto agente – Sussistenza – Responsabilità degli Enti ritenuta in relazione a reati colposi di evento in violazione della normativa antinfortunistica – Colpa di organizzazione – Mancata quantificazione dell'entità del vantaggio conseguito – Articolo 12, Dlgs 231/2001 – Rilevanza in sede di valutazione della graduazione della sanzione pecuniaria – Sussistenza – Mancata partecipazione dell'Ente al procedimento – Conseguenze – Articoli 39 e 41, Dlgs 231/2001
L'Ente è responsabile ai sensi del Dlgs 231/2001 per "colpa di organizzazione" se non ha predisposto gli accorgimenti idonei a evitare la commissione di reati previsti dal "Tu Sicurezza".
Quella della responsabilità degli enti derivante da reato rappresenta un modello, ricorda la Corte di Cassazione nella sentenza 21 aprile 2023, n. 17006, che ha finito con il configurare un "tertium genus" di responsabilità, tra disciplina civile e penale, "compatibile con i principi costituzionali di responsabilità per fatto proprio e di colpevolezza e i criteri d'imputazione oggettiva di essa".
Nel caso di responsabilità degli enti relativa a reati colposi di evento in violazione della normativa antinfortunistica, prosegue la sentenza, si parla di "colpa di organizzazione" da intendersi in senso normativo per non aver ottemperato agli obblighi di adottare le cautele necessarie a prevenire la commissione dei reati. Al fine di non svuotare di contenuto tale previsione, sottolinea il Giudice, la Giurisprudenza ha chiarito che i criteri di imputazione oggettiva della norma vanno riferiti alla condotta del soggetto, non all'evento.
La Suprema Corte ha così deciso di respingere il motivo di ricorso presentato contro una sentenza con la quale il Tribunale di Modena ha dichiarato una società responsabile dell'illecito amministrativo dipendente da reato, chiarendo altresì, nel rispedire al mittente un altro motivo di ricorso, che l'esatta quantificazione del vantaggio ricavato dall'Ente ai fini della responsabilità 231 rileva (solo) in sede di valutazione della graduazione della sanzione pecuniaria. (AG)
Corte di Cassazione
Sentenza 21 aprile 2023, n. 17006
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