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Rifiuti
Giurisprudenza

Sentenza Corte di Cassazione 7 dicembre 2023, n. 48805

Rifiuti - Trasporto di rifiuti (N.d.R.: articolo 193, Dlgs 152/2006) - Esercizio senza autorizzazione - Responsabilità penale ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Configurabilità del reato - Occasionalità della condotta - Sufficienza - Presenza di un minimo di organizzazione dell'attività - Elemento sufficiente alla configurazione del reato - Sussistenza - Indici del "minimum" di organizzazione - Provenienza del rifiuti da attività imprenditoriale esercitata da chi effettua l'abusiva gestione - Sufficienza

Il trasporto abusivo di rifiuti effettuato da un soggetto nell'ambito della sua attività d'impresa non può definirsi come "assolutamente occasionale" e costituisce reato punito dal Codice ambientale.
A ricordarlo è la Corte di Cassazione che con la sentenza 7 dicembre 2023, n. 48805 ha confermato la condanna ex articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 dei titolari di una impresa in Piemonte per trasporto illecito di rifiuti. I Giudici hanno dapprima sottolineato come l'esclusione dalla responsabilità scatta solo nel caso di trasporto abusivo "assolutamente occasionale", affermando che tale circostanza va esclusa anche nel caso in cui il trasporto pur effettuato in un'unica occasione, ma siano comunque presenti elementi dai quali desumere a monte l'esercizio di una attività implicante un minimo di organizzazione che escluda la natura occasionale ed estemporanea della condotta.
Il "minimum" di organizzazione, conclude la Cassazione, può desumersi da vari fattori, tra i quali rientra la provenienza del rifiuto da una attività imprenditoriale esercitata da chi effettua o dispone l'abusiva gestione o la necessità di un veicolo adeguato e funzionale all'attività concretamente svolta. Nel caso di specie tra le attività della ditta risultava esserci quella di esecuzione di opere edili, per cui essa si è servita del mezzo di trasporto per lo svolgimento dell'ordinaria attività di impresa, circostanza che esclude l'occasionalità. (FP)

Corte di Cassazione

Sentenza 7 dicembre 2023, n. 48805