Sentenza Corte di Cassazione 31 ottobre 2023, n. 43819
Sicurezza sul lavoro – Violazioni – Responsabilità – Datore di lavoro – Definizione – Articolo 2, comma 1, lettera b), Dlgs 81/2008 – Qualifica del legale rappresentante come datore di lavoro – Sussistenza – Attribuzione a tutti i membri del Consiglio di amministrazione della qualifica di datore di lavoro – Insussistenza – Consigliere di amministrazione che esercita "in concreto" il ruolo di datore di lavoro – Articolo 299, Dlgs 81/2008 – Responsabilità – Sussistenza – Consigliere di amministrazione che concorre al fatto illecito per omessa vigilanza – Articolo 40, Codice penale – Responsabilità – Sussistenza
La nozione di datore di lavoro stabilita dal T.u. Sicurezza, secondo la Corte di Cassazione, non può essere "indebitamente estesa" a tutti i membri del Consiglio di amministrazione di una società.
Secondo la III Sezione penale della Suprema Corte (sentenza 31 ottobre 2023, n. 43819), in adesione al "più convincente" orientamento già propugnato da numerose decisioni, il destinatario della normativa antinfortunistica in una impresa strutturata come persona giuridica non può che essere il legale rappresentante (fatte salve eventuali deleghe) o comunque il soggetto effettivamente titolare dei poteri decisionali e di spesa all'interno dell'azienda.
Tale interpretazione, in quanto "rispettosa del dato normativo" (ovvero della definizione di "datore di lavoro" ex articolo 2, Dlgs 81/2008), è quindi da preferirsi al principio espresso dalla stessa Cassazione, in una "pronuncia rimasta isolata", secondo il quale gli obblighi antinfortunistici gravano indistintamente su tutti i componenti del Consiglio di amministrazione (fatte salve eventuali deleghe).
La penale responsabilità di uno o più membri del CdA, osserva in chiusura la Suprema Corte, può comunque prefigurarsi quando questi abbiano assunto ed esercitato "in concreto" le funzioni del datore di lavoro (ex articolo 299, Dlgs 81/2008) o comunque abbiano concorso nel reato, anche solo colposamente, omettendo di vigilare una volta venuti a conoscenza di fatti illeciti o dell'inidoneità del delegato alla sicurezza (ex articolo 40, Codice penale). (AG)
Corte di Cassazione
Sentenza 31 ottobre 2023, n. 43819
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